Farina tipo 1

Farina di grani teneri antichi macinati a pietra

Farina tipo 1

È ottenuta dalla macinazione in pietra dei grani (Gentil Rosso, Verna, Andriolo, Inallettabile e Frassineto) raccolti agli inizi dell’estate. Si tritura l’intero chicco senza scartare nessuna parte dal germe di grano fino alle fibre contenute nella crusca. Questa farina contiene quantità maggiori di crusca e germe di grano rispetto alla tipo 0 e 00, garantendo quindi una grande quantità di sostanze nutritive. È perfetta per la realizzazione di pani, focacce, pizza, piadine, tigelle, torte, spongate, biscotti, tagliatelle, ecc.

Il profumo antico, il sapore della tradizione ed i vantaggi nutrizionali che si ottengono cucinando con questa farina, sono sensazioni alle quali non si può più rinunciare.

Confezione

Confezioni da 1kg o 5kg

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Origine

Dal latino far, che significa farro, la farina nasce dalla macinazione di molti cereali, frutti o semi secchi. Essa è stata parte della dieta dell’uomo fin da quando gli uomini hanno abbandonato uno stile di vita nomade, quali cacciatori e raccoglitori, per stabilirsi in piccoli gruppi di produttori di cibo, divenendo allevatori e coltivatori. Da allora vi sono innumerevoli testimonianze storiche dell’utilizzo della farina, a partire dai laboriosi egizi che utilizzarono i primi forni in argilla, fino ad arrivare ai Romani che una volta conquistati i Greci, ne acquisirono la conoscenza del pane lievitato.

I Romani vivevano in un territorio molto fertile, in cui coltivavano diversi tipi di cereali, tra cui, il più diffuso era il farro; da cui il nome farina.
L’origine etimologica del termine però, non coincide con il primo utilizzo di questo alimento. A metà degli anni ’90, infatti, durante gli scavi dell’insediamento paleolitico di Bilancino, nel Mugello, gli archeologi ritrovarono una macina in pietra e un pestello. L’analisi al microscopio elettronico rivelò su questi la presenza di amido, successivamente datato, tramite il metodo del radiocarbonio, a circa 30 mila anni fa. Recentemente, grazie agli studi condotti dal Dipartimento di Biologia Vegetale dell’Università di Firenze, è stato possibile identificare le piante da cui anticamente era stato ottenuto, nel particolare riconoscendo la tifa, una pianta palustre allora molto comune.

La dieta dei cacciatori-raccoglitori del Paleolitico non era esclusivamente carnivora, bensì comprendeva anche l’assunzione di farine vegetali, ricche di fibre e carboidrati complessi ma prive di glutine.