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Torta Sbrisolona

Un po' di tradizione mantovana

Ingredienti

  • farina di mais Bio-Fan
  • farina di TIPO1 di grani teneri antichi coltivati a Gualtieri RE
  • tuorlo d’uovo
  • mandorle
  • burro
  • zucchero
  • sale

Confezione

300gr

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Da farina di TIPO1 di grani teneri antichi coltivati a Gualtieri RE

Origine

Storia e curiosità del dolce tipico mantovano

La storia della Torta Sbrisolona si intreccia con le vicende della famiglia Gonzaga a Mantova: ecco le origini della ricetta e cosa la rende celebre ancora oggi.

Dolce tipico di Mantova ma facilmente reperibile in molte zone del Nord Italia, la Torta Sbrisolona ha una storia molto particolare che affonda le sue radici nel lontano XVI Secolo. Le sue origini sono legate al mondo contadino, tuttavia a nobilitare questa preparazione è stato l’ingresso alla Corte dei Gonzaga, una delle più note famiglie del Rinascimento italiano.

La Torta Sbrisolona deve il suo nome al nome “brìsa”, che in dialetto mantovano significa letteralmente briciola. Chiamata anche sbrisulòna, sbrisolìna o rosegotta in Veneto, si caratterizza proprio per una straordinaria friabilità che porta l’impasto a sbriciolarsi fra le mani formando briciole molto irregolari e di diverse dimensioni.

L’antica ricetta prevedeva l’uso di farina di mais e nocciole, unite allo strutto, ingredienti tipici dell’alimentazione contadina che permettevano di ottenere una preparazione povera ma molto nutriente, ideale per fornire energia a sufficienza anche al mattino per svolgere il lavoro nei campi. Oltre a essere particolarmente saziante, questa torta poteva essere conservata molto a lungo e la sua notevole diffusione è dovuta principalmente a questo aspetto.

Nonostante i natali contadini, la Torta Sbrisolona è diventata un esempio di pasticceria raffinata alla Corte dei Gonzaga. Modificando e addolcendo la ricetta di base, in particolare sostituendo le nocciole con le mandorle e arricchendo l’impasto con vaniglia, zucchero e limone, Bartolomeo Stefani catturò l’attenzione dei Gonzaga che iniziarono a considerare il dolce una vera e propria prelibatezza. Con il tempo, inoltre, il burro ha preso il posto dello strutto, considerato come il grasso di scarto ricavato dalla lavorazione della carne suina decisamente poco adatto alla tavola nobiliare. Alla farina gialla si è poi aggiunta la farina bianca, mentre il lievito continua ancora oggi a essere totalmente assente dalla lista degli ingredienti.

Secondo l’usanza locale, inoltre, per gustare al meglio questo dolce è possibile immergere le famose briciole nella grappa o in un vino liquoroso, in grado di esaltarne il sapore.